tracker – Rule Of Three / noise52, 2xLP / noise53, CD

tracker – Rule Of Three / noise52, 2xLP / noise53, CD

tracker

noise52, 2xLP
noise53, CD

STATUS
available

RUNNINGTIME
61 min. 25 sec.

TRACKLIST 2xLP
A1 Elektrosmog
A2 Peccadillo
A3 Hitting A Wall
B1 Berenice 2nd
B2 Carlos’ Guilty Pleasure
B3 Recalibrate
C1 I Work At The Fuzz Factory
C2 Easy Friends
C3 Everything Under Control
D1 Veins Out
D2 A Loose Personification Of Time

PRESSING INFORMATION
300 made
gatefold, download code

TRACKLIST CD
01 Pecadillo
02 Hitting A Wall
03 Berenice 2nd
04 Carlo’s Guilty Pleasure
05 Recalibrate
06 I Work At The Fuzz Factory
07 Easy Friends
08 Everything Under Control
09 Veins Out
10 A Lookse Personification Of Time

PRESSING INFORMATION
500 made, digipak

RELEASE DATE
16.06. 2017

stormbringer.at

Klotzen, nicht kleckern, heißt die Devise bei TRACKER aus Tirol – die Herren knallen uns auf „Rule Of Three“ nämlich gleich einen Sound um die Ohren, der vom Fleck weg drückt und schiebt, dass die Wände im heimatlichen Wohnzimmer nur so wackeln. Die Nachbarn hören ab da mit – ob sie nun wollen oder nicht. Ist der Opener „Elektrosmog“ noch relativ smooth und trotz psychedelischer Schlagseite ziemlich zugänglich, so packen TRACKER im Verlaufe des Albums durchaus auch ihre kratzbürstige Seite aus – zB in „Recalibrate“ und präsentieren sich dabei durchwegs vertrackt und auf den ersten Blick widerspenstig. Easy Listening ist hier nicht – aber Aussagen wie „I Work At The Fuzz Factory“ darf man bei Tracker durchaus wörtlich nehmen, wenn man Songs wie das wunderbar wabernde „Carlo’s Guilty Pleasure“ als Gradmesser nimmt. Mit Flotten Songs wie „Hitting A Wall“ ist man aber doch recht schnell „Easy Friends“ mit den Tirolern und kann mit ihnen ausgiebig zu entspannten Space-Sounds („Veins Out“) abhängen. Als Rausschmeißer gibt es dann mit  dem neuneinhalb Minuten beanspruchenden „A Loose Personification Of Time“ noch einmal eine volle Breitseite, der das volle Psychedelic-Programm in Vollendung durchackert – vom gehirnzersetzenden Loop bis hin zum ohrmuschelzerfressenden Bass. Also, Lauscher auf Werkseinstellungen zurücksetzen, TRACKER hören und spacig-stonenden Spaß haben!

Rock Hard CZ/SK # 43

Rockov., značne psychedelick., s veľmi živým a nevyumelkovaným zvukom a dlhými rozvl.čnymi spevovými linkami. Asi tak by sa dali jednou vetou charakterizovať rak.ski priaznivci „p.štneho rocku“ TRACKER. Nový album je prech.dzkou p.šťou, kde z občasných hudobných v.d. na posluch.ča dýchnu veličiny ako BLACK SABBATH, KYUSS, alebo NIRVANA. TRACKER vedia svoje vzory a predchodcov umne a nen.silne zakomponovať do svojej tvorby. Tento hudobný štýl je naozaj o hlbšom hudobnom prežitku a ponoren. sa do hudobnej rockovej hladiny. Bav. ma poč.vať n.strojov. interakcia medzi gitarou a basgitarou, ktor. d.vaj. hudbe TRACKER patričn. tvrdosť, ale aj určit. disharm.niu. Jeden.sť skladieb je naozaj majstrovskou uk.žkou vyspelej kapely, ktor. vie, čo chce, a čo ju bav.. Niekedy je kapiel podobn.ho štýlu naozaj veľa, ale v silnej štýlovej konkurencii TRACKER určite obst.li a s. výbornou kapelu do sl.chadiel, ale aj do klubov.ho pr.tmia. (FILIP GLOCKO 4/5)

rockgarage.it

Rule Of Three non è una, ma ben tre palle di magma incandescente che colano nelle orecchie già dal primo ascolto. Undici pezzacci di sana, dura e pura adrenalina, con distorsioni e fuzz spinti al limite, come nella migliore tradizione della Palm Desert di inizio millennio. Tuttavia la nuova fatica dei Tracker non è una mera rivisitazione manieristica in chiave cupamente mitteleuropea della scena californiana di genere. Eh no, Rule Of Three è anche tanta sperimentazione noise, soprattutto in brani come Carlos’ Guilty Pleasure che concede generosamente un prosperoso décolleté di improvvisazioni e virtuosismi misto assoli e synth visionari, come quelle cose buone e acide di una volta alla maniera degli At The Drive In / Mars Volta. Il tripudio di improvvisazioni e di fuzz spinto al limite prosegue in Recalibrate, altro bel pezzone aggressivo e con una ritmica talmente arrogante, ma talmente arrogante e cafona, che ci si sente presi a martellate nello stomaco per tutti i sette minuti della sinfonia di basso distortissimo. Seguono altre due grandi cavalcate, I Work At The Fuzz Factory e Easy Friends, che ammiccano di brutto allo stile a marchio Josh Homme, soprattutto nell’ironia e nei coretti con vocalizzi. Tuttavia, anche qui non siamo di fronte a un esercizio di manierismo stoner, tutti e due i pezzi sono infatti impreziositi qua e là da un po’ di synth.

Insomma, dalla traccia uno alla traccia nove i Tracker regalano sonorità al fulmicotone, che una volta visualizzate in chiaro esplodono in un sound sporco, durissimo e allo stesso tempo controllato tecnicamente e ricercato. Segue una chiusura di album che noi troviamo un possente tripudio di alternatività introspettiva e di cupezza che ci spara con la macchina di Martin McFly in quel frammento di fin de siécle dominato da Tool e dalla loro prosecuzione naturale conosciuta al secolo come A Perfect Circle, solo con qualche piccolo vezzo elettronico qua e là, soprattutto in A Loose Personification Of Time, una celebrazione della psichedelia sabbathiana rivisitata in chiave millennial. Per farla breve, se ti piacciono i Kadavar, Conan il Barbaro e non disdegni esplorare sonorità del giuoco stoner-psichedelico dei meno conosciuti ma egualmente validi Elder, Fuzz e Dopelord, Rule Of Three è una gemma mitteleuropea che non devi lasciarti mancare, il cristallo di boemia con cui fare il figo e il ricercato mostrando agli amici la mensoletta dei dischi alternative.

(by Marco Castoldi, Voto: 8)

thepitofthedamned

Alla prima occhiata, il cartonato del combo di Innsbruck rasenta l’anonimato, con la classica confezione a due ante con libretto sotto la prima di copertina, ed immagini di luoghi post industriali cementificati che si perdono al suo interno, sebbene quello sullo sfondo assomigli al Monte Bromo. Formatisi nel 2005, i Tracker hanno raccolto in questo album, ‘Rule of Three’, un insieme di rock, desert, psichedelia, stoner e trance. Ho dovuto ascoltarlo circa sei volte per rendermi conto di tutto quello che c’era dentro; sicuramente tanta, ma tanta roba raccolta in anni di prove a gettare riff e bridge al vento. Quello che ne è rimasto è però favoloso. Sull’album figurano solo tre compositori, Martin, Max e Daniel, polistrumentisti, tutti cantanti e “giocatori” col synth. Dietro a quest’album però c’è una vasta schiera di musicisti, improvvisatori e cantastorie elettronici. Gli stati d’animo all’interno del disco mutano radicalmente, in un viaggio in macchina solitario che fa cambiare orizzonte ad ogni canzone. Sembra che le apocalissi e le ere geologiche passino e loro rimangono li solo a narrare senza aggiungere nulla di più. Le canzoni che mi hanno colpito di più sono “Veins Out” con i suoi urlati disperati, passando poi a “I Work at the Fuzz Factory” che sembra una caricatura dei Fu Manchu e ad un brano post-rock/country come “Peccadillo”, che sembrano non far parte di quest’album, ma che ci stanno bene lo stesso. Una cara persona mi ha lasciato una frase che porto sempre dentro di me quando lavoro, suono, esercito in generale una passione: “impara tutto, dimentica tutto e fai come ti pare”. Questa frase rappresenta pienamente i Tracker, un gruppo che ha una maturità da vendere mutuata dall’esperienza dei singoli, che sicuramente devono aver fatto una gavetta serrata, la pratica li ha resi quasi perfetti, ma sono le loro idee astratte ad averli portati oltre. Un disco da ascoltare e da portare con sé soprattutto nei momenti più intimistici.(Zekimmortal, Voto: 85)

Legacy #110

Kyuss, Unida, Slo-Burn – vor allem diese drei Namen kommen in den Sinn, wenn man den Wüstenrock von TRACKER hört, gleichwohl ihr Sänger nicht über das Charisma von John Garcia verfügt. Die Band lässt dennoch auf akustische Weise die Seele baumeln und flicht obendrein ein nicht geringes Maß an Psychedelic Rock ein, wie ihn die ganz frühen Pink Floyd spielten. Dementsprechend eigenwillig mutet der Sound von „Rule Of Three“ an, obwohl die Grundzutaten für sich genommen vertraut sind. Hinzu kommt das gute Gespür der Gruppe für griffige Songs, mit deren das Album satt zu Buche schlägt. TRACKER machen nicht viel Aufhebens um sich selbst, sondern konzentrieren sich auf eine solide kompositorische Basis, ohne jetzt gleich die Mega-Hits abzuliefern. Verzerrte Slide-Sounds (,Pecadillo‘) gehen den Österreichern ebenso leicht von der Hand wie gediegene Dissonanzen, die unzweideutig von der US-Noise-Rock-Szene beeinflusst wurden. Ungleich lockerer, fast poppig strahlend kommt ,Berenice 2nd‘ daher, wohingegen ,A Loose Personification Of Time‘ zum Schluss und mittig platziert ,Recalibrate‘ die längeren Epen der Scheibe markieren. Gemein ist allen Songs eine verhältnismäßig kompakte Anlage, vor deren Hintergrund es TRACKER schaffen, durchgängig bei der Stange zu halten, also in spielerischer wie emotionaler Hinsicht das Interesse ihrer Hörer zu bewahren. www.facebook.com/trackerband. (AS, 10 Punkte)

Ox Fanzine #133

Das letzte Mal lag von TRACKER das Album „How I Became An Alien“ (2010) auf dem Plattenteller. Mal wieder etwas von den psychedelischen Stoner-Rockern aus Innsbruck zu hören, macht Freude. „Rule Of Three“ beginnt mit einem wilden Schlagzeug, starken Gitarren und einem sehr prägnanten Gesang. Das Intro „Electrosmog“ legt auf einem hohen Level vor. Das Niveau und die Spannung werden über alle elf Tracks gehal-ten. Das schaffen sie mit merkwürdigen Synthie-sounds, einem schweren Grundbeat, mit jeder Menge Noise im Gepäck und mit einer Mischung aus Desert-Rock, seltsamen Effekten und noisigem Psychedelic Rock, durchzogen von einem immer wieder modifizierten Gesang. Crazy Album mit vielen Überraschungen, aber immer einem guten Groove. (Thomas Neumann, 8/10)

westzeit.de

Drei Österreicher schalten die Fuzzbox ein und quirlen Kraut-, Desert-, Art- und Schweinerock durcheinander. Das Vorgängeralbum „How I Became an Alien“ öffnete bereits Türen, das Trio spielte als Vorband von Trail of Dead und wurde zum Duna-Jam nach Sardinien eingeladen. Mit „Rule of Three“ legen sie nach und liefern noisigen Indierock, psychedelische Jamsessions und Shoegaze-Gitarren und- Refrains. In seinen fast siebzig Minuten verliert das Album allerdings an manchen Stellen die Stringenz und Spannung. Möglicherweise ist es ein prädestiniertes Vinyl-Album, mit dem man sich die Kapitel einzel erarbeiten kann. (***,Ulf Kneiding)

pitfire.net

Zweites Album einer ziemlich eigenständigen Stoner Rock-Gruppe aus Österreich. Wo man sonst auf eine mystische und repetitive Kraft aus den massiven Riffs vertraut, sind diese Streber an kleinen Spielereien und subtilen Melodien interessiert.
Irgendwie könnte man das ein Bindeglied zwischen dem weiterdenkenden Stoner Rock der Queens of the Stone Age («Bernice 2nd» erinnert schon vom Gesang her an diese Band) und so etwas wie progressivem Rock nennen. Progressiv wie etwa die krautige Monotonie, die zwischendurch durchscheint (z.B. «Carlos’ Guilty Pleasure»), oder auch die elektrischen Spielereien, die sich zwischen effektgeschwängerte Gitarren-Achterbahnfahrten kuscheln.

Immer wieder sind es verzerrte und harte Gitarrenriffs, die dich zurückholen, der Verweis auf den Stoner Rock kommt nicht von irgendwo her, aber vor allem sind es ausgesprochen harmonische Melodien, mit welchen sich die Songs an dein Gehör anschleichen. Auch wenn die abgefahrenen Instrumental-Passagen zum Teil arg lange dauern und nicht alle Spielereien aufgehen, kann man dieser Platte fast schon Hitpotential unterstellen.

Trotz üblem Cover-Artwork sollte man diese Platte nicht mit stillosem Prog-Quatsch verwechseln: «Rule of Three» hat einen ganz eigenen (und sehr sympathischen) Vibe und klingt ziemlich frisch! (Reto)

hellycherys.com

Sviđa ti se? Javi ostalima!

Tracker je alternativni bend koji dolazi iz Inzbruka, a ugošćen je na etiketi Noise Appeal, koju u poslednje vreme detaljnije pratimo i izveštavamo o izdanjima sa pomenute.
Žanr benda u suštini predstavlja kombinaciju alternativnog rocka, uz nebrušene fuzz distorzije, noise efekte, a tu su i avangardni pristupi komponovanja, pa numere povremeno dobijaju patinu pedesetih godina uz svojevrsan, malo tamniji i opskurniji prizvuk. Ima tu psihodeličnih jamming prelaza uz mnoštvo sintisajzera i nerazgovetnih zvukova, a sa druge strane čuju se precizni i brzo usmereni rifovi koji uz agresivnu perkusionističku pratnju razvaljuju u stilu metala osamdesetih. Neke numere poseduju funky notu koja se dalje razgrađuje i evoluira kroz radio friendly stil u čist noise rock.
Zanimljivo je da je bend trio, a njihov zvuk deluje dosta teže i kompleksnije, što zbog upotrebe raznolikih efekata, što zbog činjenice da svaki član svira više od jednog instrumenta, te time dobijaju na raznolikosti zvuka. Album takođe ima čvrstu formu, pa zvuči opijajuće kao obred, čemu doprinose i repetitivni horski glasovi u pojedinim pesmama.
Tracker i njihov novi album svideće svima koji su do sad čuli bendove kao što su Cojones, Ha Det Bra, ima tu i prizvuka eksperimentisanja Porcupine Tree-a, QOTSA takođe može da dođe u obzir. Iako su u pitanju dosta različiti žanrovi, zvuk gitara sa albuma me je jednim delom podsetio na zvuk benda Husker Du, jer imaju sličan balans, sličnu toplinu zvuka. Generalno, u pitanju je jedan ne previše prost album, koji balansira na granici između slušljivog noise-a i modernih, raznobojnih funky, alternativnih i psihodeličnih pasaža, ali potpuno ostaje dosledan sebi i nikako ne zalazi u mainstream ideologiju. (Tihomir Škara)

Falter 29/2017

Einen Tick geerdeter nähern sich Tracker auf „Rule Of Three“ (Noise Appeal) derselben Thematik. Ihren ausladenden, gelegentlich leicht sonnenstichigen, aber stets überzeugenden Stoner Rock statten die drei Innsbrucker neben Wucht und Härte auch mit einem beweglichen Unterbau aus. Gut so. (Gerhard Stöger)

hardmusicbase.cz

Rakouský vydavatelský label Noise Appeal Records je na rockové scéně tak trochu specifický. A možná ani ne tak trochu jako spíše hodně, protože kolikrát statečně vydává alba souborům, jejichž tvorba spíše než rockovou muziku připomíná zlobivou seanci zvuků a hluků. Ovšem kapela TRACKER v sobě tu skutečnou rockovou podstatu nezapře. Jenže to není tak jednoduché pro specifikaci, protože se odrazíte od kamenitého dna stoner rocku, abyste si odřeli záda o sludge metalovou větev a pořídili silniční vyrážku grunge. A stejně se budete potrhle bavit, protože váš čůmák je plný psychedelie. Jenže kdo se směje naposled, tak ten se mračí nejlíp a kdo má čumák příliš vysoko, tak narazí v případě TRACKER na zvukové vyjadřování takové, jakému se poslední dobou počalo přezdívat drone. I když mě se vcelku líbí, jak svou vlastní tvorbu označila kapela sama. Art noise cum rock psychedelic je prostě hodně trefné, i když je mi jasné, že zároveň i hodně zavádějící. Sám jsem zprvu nevěděl, co přesně si pod tím představit, ale již při prvním poslechu a s přibývajícími minutami se mi započaly otevírat dveře podivností a smutný trpaslík zatleskal. Pro někoho může být album „Rule Of Three“ odpornost. Pro někoho temně deprimující kouzelnost. Ale může to být i tajemná síla vzdoru vůči pokleslým tradicím nudnosti. Možná i síla vzdoru vůči žvástům o vyčpělosti žánru. Tady bych to ovšem bral tak půl napůl, protože něco jako byste již někde slyšeli. Jenom prostě v jiný podobě. Ta jiná podoba je založena především na zvukových nemalbách, kde si nemůžete být jisti, zda-li se jedná o vášeň baletky ve stínu gumových rukavic, nebo romantickou lásku k tančícímu s igelitem. Kapela si sice vypomáhá syntetizéry, ale jinak je vše v rukou muzikantů a jejich nástrojů. Jen zvuky jsou méně tradiční a skrze jejich hledačství může kdekdo propadnout zoufalství. Takovýhle fujtajblový pozadí vůči civilně tvářícím se vokálům neměly kolikrát ani holky po Velikonocích. Samozřejmě že s tím nemalebným bujařením jde jakási kompoziční linie, která může připomínat od Black Sabbath po Nirvanu cokoliv. Úvodní nevábnost „Elektrosmog“ mi nejvíce koresponduje s obalem alba. Booklet samotný s texty vypadá vcelku dost nehostinně. Tedy pohostinnost jižanského rocku v naprosto famózní „Peccadillo“ je tak trochu naruby a ještě řádně psycho. Tahle věc je naprosto skvělá a to snad hlavně proto, jak je mimo provoz. A to ten úvod alba je ještě v mezích únosné normálnosti. S každou další skladbou se stává album divnější a divnější. Třeba taková „Everything Under Control“ je fakt instituční tryzna pro neplatiče daně za nesmysly. Teď si vezměte, že žádná z těch podivnejch skladeb nemá pod pět minut. Jestli si někdo myslí, že něco snese, tak ať si dá samostatně závěrečnou „A Loose Personification Of Time“ a potom ať řekne do očí svýmu svědomí, jak se mu zdálo být dlouhých těch necelých deset minut. Ten rozladěně harmonický koncept deprimovanosti prostě každý nespolkne. Rakouský label Noise Appeal Records prostě vydal další nádherné dílo pro rockovo hlukové fajnšmekry bez předsudků. (9/10)

musikreviews.de

KYUSS, UNIDA, SLO-BURN … Vor allem diese drei Namen kommen in den Sinn, wenn man den Wüstenrock von TRACKER hört, gleichwohl ihr Sänger nicht über das Charisma von John Garcia verfügt. Die Band lässt dennoch auf akustische Weise die Seele baumeln und flicht obendrein ein nicht gerings Maß an Psychedelic Rock ein, wie ihn die ganz frühen PINK FLOYD spielten.

Dementsprechend eigenwillig mutet der Sound von “Rule Of Three” an, obwohl die Grundzutaten für sich genommen vertraut sind. Hinzu kommt das gute Gespür der Gruppe für griffige Songs, mit deren elf Das Album satt zu Buche schlägt. TRACKER machen nicht viel Aufhebens um sich selbst, sondern konzentrieren sich auf eine solide kompositorische Basis, ohne jetzt gleich die Mega-Hits abzuliefern.

Verzerrte Slide-Sounds (‘Pecadillo’) gehen den Österreichern ebenso leicht von der Hand wie gediegene Dissonanzen, die unzweideutig von der US-Noise-Rock-Szene beeinflusst wurden. Ungleich lockerer, fast poppig strahlend kommt ‘Berenice 2nd’ daher, wohingegen ‘A Loose Personification of Time’ zum Schluss und mittig platziert ‘Recalibrate’ die längeren Epen der Scheibe markieren.

Gemein ist allen Songs eine verhältnismäßig kompakte Anlage, vor deren Hintergrund es TRACKER schaffen, durchgängig bei der Stange zu halten, also in spielerischer wie emotionaler Hinsicht das Interesse ihrer Hörer zu bewahren.

FAZIT: Grundsolider Wüstenrock von dorther, wo die Sonne eher selten auf den Sand brutzelt. (Andreas Schiffmann, 10/15)

truetrash.com

Ich bin grundsätzlich von Noise-Rock oder verwandten Spielarten wenig angetan. Für das neue Tracker Album Rule Of Three habe ich trotzdem ein Ohr riskiert. Und das war nicht verkehrt.

Der Mix aus Desert-Noise-Rock und Psychedelik den Tracker abliefern ist durchaus eigen. Umso erstaunlicher, dass mich die Scheibe trotzdem abholen konnte. Ich vermute, dass dies zweierlei Ursachen hat: Zum einen wird für noisige Verhältnisse erstaunlich viel gesungen. Und das durchaus gekonnt und richtig akzentuiert. Zum anderen sind die Songs keine lieblosen Endlos-Nummern ohne Sinn und Verstand. Nein, die Nummern sind – trotz ihrer Längen – mit einem Spannungsbogen ausgestattet und kommen auf den Punkt. Die klare Devise ist gleichwohl: Fallen lassen und wirken lassen. Nur wer sich darauf einlässt, dem wird die ganze Breite und Tiefe der Musik bewusst werden. Ich habe mir eine gute Stunde Zeit genommen und habe das Album im Halbdunkel (na gut, es war eigentlich komplett dunkel) auf dem Sofa liegend gehört. Es gibt schlechtere Ideen um seinen Feierabend zu verbringen.

Vielschichtige und abwechslungsreiche Scheibe. Gibt es auf CD, Vinyl (inklusive Download) oder rein digital. Die Vinyl-Variante ist ziemlich fett: Doppel-Vinyl! Das ist aber auch notwendig, da fast alle Songs über 5 Minuten dauern. Und der letzte Track “A Loose Personification Of Time” bringt es sogar auf stolze 9:33 Minuten. Respekt. (Fabian)

musicaustria.at

Es hat dann doch ein wenig länger gedauert, aber jetzt ist es so weit. Die Tiroler Formation TRACKER meldet sich nach einigen Jahren der Absenz zurück auf der Bühne des heimischen Rockzirkus – und das in wirklich beeindruckender Art in Form ihres neuen Albums „Rule of Three“ (Noise Appeal Records).

Nun, eines kann man definitiv sagen: Der rohe und ungekünstelte Klang, den Tracker auf ihrem neuen Album da vom Stapel lassen, der hat es wirklich so richtig in sich. In weitester Entfernung von allem, was auch nur in irgendeiner Art als im Sound glattpoliert durchgeht, ziehen sich die drei Herren Martin Fuchs (Bass, Gesang), Max Mühlbacher (Gitarre, Gesang) und Daniel Walter (Drums, Gesang) ihre musikalische Linie auf fulminant wuchtige Weise quer durch die weite Welt des noisigen Rock. Was das aus Innsbruck stammende Trio in seinen Songs aufbereitet, ist eine hochenergetische und variantenreiche Mischung aus Stoner Rock, Punk, Shoegaze, Grunge und Psychedelic, die von der ersten Sekunde an zündet und in gewisser Weise Erinnerungen an die glorreichen Zeiten der mainstreamfernen Gitarrenmusik weckt.

EIN AUFREGENDER QUERSCHNITT DURCH DEN NOISIGEN ROCK

Man merkt und spürt, dass hier Leute am Werken sind, die ihre ganz eigenen Vorstellungen haben und ihre eigene Version des Rock verwirklichen wollen. Und dieser Ansatz bedingt, dass sich die drei Musiker nicht immer unbedingt den einfachsten und kürzesten Weg auswählen. Tracker mögen hörbar auch das Vertrackte, Verschachtelte und soundtechnisch Experimentelle, was sich vor allem im vielschichtigen und zwischen heftig und zurückhaltend pendelnden variantenreichen Aufbau ihrer Nummern ausdrückt, der auch längeren verspielten instrumentalen Parts jeden Raum zur Entfaltung bietet.

Das Schöne an der ganzen Geschichte ist zudem, dass Martin Fuchs, Max Mühlbacher und Daniel Walter es vortrefflich verstehen, Spannung aufzubauen und ihre Songs mit Atmosphäre aufzuladen. Sie lassen ihren Nummern einfach jede Zeit ihre Form und damit ihre packende Höhepunkte zu finden, womit ihre auch in diesem Punkt auf erfrischende Art aus dem konventionellen Rahmen fällt.

Mit „Rule of Three“ gibt der Tiroler Dreier nach seiner Auszeit auf jeden Fall ein richtig starkes musikalisches Lebenszeichen von sich. Das Album von Tracker ist ein aufregend musikalisches Statement geworden, eines, das zeigt, dass man mit dieser Truppe auch in Zukunft definitiv rechnen muss. (Michael Ternai)

entertainment.cuteanddangerous.de

Das Trio aus Österreich veröffentlicht ihr fünftes Album und es verwundert, dass die Band außerhalb ihrer Heimat noch nicht bekannter ist. Irgendwo zwischen NIRVANA, THE STOOGES und ELECTRIC PRUNES haben sich die Musiker angesiedelt. Dazu steuern sie eine fette Portion moderne Psych-Klänge und liegen damit eigentlich voll im Trend. Schöne Feedbacks, klare Gitarrenriffs ohne große Schnörkel und vor allem mit ein paar JIMMI HENDRIX-Effekten verzerrt, ein Sänger dessen Depression ausgelebt wird und ein trockener Sound, der jede Party in einen Hexenkessel verwandeln wird. Das Album ist so satt an Noise, dass viele Möchtegern-Psycho-Bands hier ihre Mentoren finden werden. Anspieltipp:“Hitting a wall“.

hellcherry.com

Tracker je alternativni bend koji dolazi iz Inzbruka, a ugošćen je na etiketi Noise Appeal, koju u poslednje vreme detaljnije pratimo i izveštavamo o izdanjima sa pomenute.
Žanr benda u suštini predstavlja kombinaciju alternativnog rocka, uz nebrušene fuzz distorzije, noise efekte, a tu su i avangardni pristupi komponovanja, pa numere povremeno dobijaju patinu pedesetih godina uz svojevrsan, malo tamniji i opskurniji prizvuk. Ima tu psihodeličnih jamming prelaza uz mnoštvo sintisajzera i nerazgovetnih zvukova, a sa druge strane čuju se precizni i brzo usmereni rifovi koji uz agresivnu perkusionističku pratnju razvaljuju u stilu metala osamdesetih. Neke numere poseduju funky notu koja se dalje razgrađuje i evoluira kroz radio friendly stil u čist noise rock.
Zanimljivo je da je bend trio, a njihov zvuk deluje dosta teže i kompleksnije, što zbog upotrebe raznolikih efekata, što zbog činjenice da svaki član svira više od jednog instrumenta, te time dobijaju na raznolikosti zvuka. Album takođe ima čvrstu formu, pa zvuči opijajuće kao obred, čemu doprinose i repetitivni horski glasovi u pojedinim pesmama.
Tracker i njihov novi album svideće svima koji su do sad čuli bendove kao što su Cojones, Ha Det Bra, ima tu i prizvuka eksperimentisanja Porcupine Tree-a, QOTSA takođe može da dođe u obzir. Iako su u pitanju dosta različiti žanrovi, zvuk gitara sa albuma me je jednim delom podsetio na zvuk benda Husker Du, jer imaju sličan balans, sličnu toplinu zvuka. Generalno, u pitanju je jedan ne previše prost album, koji balansira na granici između slušljivog noise-a i modernih, raznobojnih funky, alternativnih i psihodeličnih pasaža, ali potpuno ostaje dosledan sebi i nikako ne zalazi u mainstream ideologiju. Tihomir Škara

demonic-nights.at

Da sind sie wieder, und wie. Tracker als eine der wichtigsten und zugleich spannendsten Fuzz-ever-Bands Österreichs zu bezeichnen, würde der musikalischen Grandezza des Tiroler Trios bestenfalls rudimentär gerecht werden. Stoner, Desert, Prog, Psychedelic, Schweinerock, Noise – all das und noch viel mehr zieht sich wie ein pulsierender roter Faden durch das Werk der Innsbrucker. Sieben Jahre nach ihrem bis dato letzten Album „How I Became An Alien“ steht nun – endlich, möchte man fast sagen – „Rule Of Three“ in den Läden.

Gut 67 Minuten neue Musik – stilecht auf limitertem Doppel-Vinyl erhältlich – entfalten nach und nach volle Strahlkraft. Zu viel Musik? Nicht im Fall von „Rule Of Three“, das mit jedem Durchlauf zu wachsen scheint. Aber der Reihe nach: Wer den Opener „Electrosmog“ gut übersteht, ist für diese Platte bestens gerüstet. Gemächlich bratende Gitarren, ein Hauch von Fernweh und die verdammt dynamisch agierende Rhythmusabteilung tragen den Sechsminüter nach vorne. Kleinere Zäsuren, ein Hauch von Studio-Jam und das herrlich verspielte Finale verwundern und begeistern gleichermaßen.

Linear geht anders, und so denken die Innsbrucker bevorzugt um mehrere Ecken. Wenn es dann doch straight nach vorne geht, wie in weiten Teilen des mächtigen „Berenice 2nd“, blühen Tracker förmlich auf. Bis zur nächsten Art-Rock-Schleife ist es jedoch nicht weit, und das ist auch gut so. Ein „Veins Out“ verstört zunächst mit seiner gleichermaßen direkten und doch zurückgenommenen Präsentation, brennt sich mehr und mehr ein, erinnert zwischenzeitlich sogar ein wenig an Exquirla. In „I Work At The Fuzz Factory“ ist der Name hingegen ein Programm – abermals eingängig, abermals leicht vertrackt und herrlich widerspenstig.

Tracker ist eine jener Bands, auf die man gerne auch ein wenig länger wartet. Warum? Weil es sich eigentlich immer lohnt. War „How I Became An Alien“ bereits stark, so übertreffen sich die Innsbrucker auf „Rule Of Three“ nun selbst. Dabei kann von leichter Kost nun wirklich nicht die Rede sein. Es dauert eine ganze Weile, bis die Monolithen ihre volle Strahlkraft entfalten, bis sich weit über eine Stunde Musik auch wirklich erfassen lässt. Mit Kopfhörern bewaffnet, geht es auf eine der unterhaltsamsten musikalischen Reisen des Sommers. Schweinisch und fuzztastisch! (dawak, 9/10)

mix1.de

Die aus Österreich stammende Band Tracker präsentiert am 16. Juni 2017 ihr neues Album “Rule Of Three”. Martin Fuch (Bass, Gesang), Max Mühlbacher (Gitarre, Gesang) und Daniel Walter (Drums, Gesang) blasen dich um mit ihrem Noise-Art-Schweine-Rock, und zugleich stupsen sie dich sanft mit psychedelischer Schlagseite an. Zieh die Proto-Punk-Lederjacke an und lass dich von staubiger Wüsten-Eleganz verzaubern und setzt den Kurs Richtung Weltall, Kopfkino und Stadtflucht durch Lärm. (6/8)

skruttmagazine.se

From Austria comes this threepiece band that really can sound much. Initially, their music is not far from what Nirvana was playing once upon a time, and I think that much depends on the singer’s voice and he sounds a bit like Kurt Cobain when he sings. Otherwise, it’s a kind of music that is quite hypnotic in some way and they run the same chords over and over and it may be similar to stoner rock so I feel quite confused on the whole really. So I can imagine that you who like music where the chords come over and over and the music is pulling out so you have to help it in the uphill tracks will like Tracker really a lot! So why not give Austria a chance to show off the bit tougher rock scene! (*******)

waste-of-mind.at

Tracker aus Österreich haben die seltene Gabe, diverse Rock-Genres virtuos zu beherrschen und die am Ende zu Songs zusammen zu führen, die anspruchsvoll und trotzdem mitreißend sind. Die Grundlage ist kräftiger Stoner-, Garage- und Fuzz-Rock, der an die üblichen Verdächtigen erinnert, von den Stooges bis hin zu QOTSA.

Zwischendurch wird aber auch immer wieder gefrickelt und ins psychedelische abgedriftet, sicherlich auch um das eigene Können zur Schau zu stellen – aber nie so lange oder ausufernd, dass die Songs drunter leiden oder es anstrengend wird. Am Ende ist Groove immer wichtiger als ein ausartender Jam, wobei Anhänger von letzteren hier trotzdem auf ihre Kosten kommen. Angesichts der Vielseitigkeit eine beachtliche Tauglichkeit zur Konsensplatte.

Bad Alchemy #95

TRACKER Rule Of Three (Noise Appeal, NOISE52/53): Ich werde mich hüten, die drei bärbeißigen jungen Österreicher als halbstark zu tadeln, für ihre AABB- oder ABAB-Schemata und überhaupt das Allerweltsenglisch. Manchmal ist der direkte Weg ja der direkte Weg. Wenn’s die Jungen nicht reißen, wer dann? Naive Utopisten sind’s schon mal nicht: Your machine kills fascist queens / while mine just kills time (‘elektrosmog’). Die Zeit, die durch die Finger rinnt, während man am Gewohnten klebt und nach dem Sinn des Ganzen peilt. Da kannst Du noch so am Stempel kratzen, mit dem Du abgestempelt bist (‘peccadillo’), noch so mit der Stirn die Wände traktieren, die Fäuste schütteln und “Nein” schreien (‘hitting a wall’). Keine Hand mehr frei und über­haupt schon zu verbraucht, um nach Sternen zu greifen (‘berenice 2nd’). Will man die Zumutungen von sich schieben, greift man ins Leere, also lass es, Du hast eh schon verloren (‘recalibrate’). Drum schieb ruhig Überstunden in der Fuzz-Fabrik (‘I work at the fuzz factory’), gib feste Gas und pfeif dir eins, wo’s hingeht ist eh wurst (‘easy friends’). Nicht das Ziel ist das Ziel, nicht der Weg ist das Ziel, das Tempo ist der Kick, dass Du Dich phantastisch fühlst, geradezu high (‘everything under control’). ‘Place? Time? Space? Race! Gib Dir den Kick, damit Du Dich nicht länger fühlst wie vom Goldnen Zeitalter ausgekotztes Gewürm (‘veins out’). Wo ist der Masterplan, der aus der Sackgasse raus führt? Oder zündet die Idee erst, wenn man den Abzug drückt? Enormes Bassgeknurr, wilde Knurr-, Heul- und sogar Schillergitarren, zischender oder schnurrender Synthie, Stakkatoriffs und knackiger Knüppelbeat drücken den sämigen, aber eindringlichen Emogesang so lakonisch wie unerbittlich ins Cerebrum, plowing thoughts in your mind. Das hat was, ich übertreibe nicht. [rbd]

Haubentaucher.at

Die drei Herren aus Innsbruck, die hier die Regeln vorgeben, haben in ihrer frühen Jugend mit großer Wahrscheinlichkeit recht viele Platten aus Seattle gehört. Die Melvins sind bestimmt nicht beleidigt, wenn man sie als mögliche Bezugspersonen nennt. Es könnten aber auch die einen oder anderen richtigen Härtlinge darunter sein. Selbst sind Tracker auch keine 18 mehr, sie spielen bereits seit 2005, das entnimmt man zumindest ihrer Facebook-Seite. Im Jahr 2010 schrieb dann der Kurier: “Eine mittelschwere Sensation: Drei Tiroler schichten Stoner-, Kraut- und Spacerock übereinander und fräsen sich dann mit bösen Gitarren quer durch”. Und das passt immer noch so, wobei auch stimmlich alles genre-gerecht und durchaus von internationalem Format ist. Zuweilen kommt das ganze in wunderbarer Metal-Slow-Mo daher, als würden die Saiten 100 Kilo wiegen. Für Leute, die fette Gitarren und Wüstenstimmung auch dann mögen, wenn die Alpenrepublik und nicht der Mittlere Westen als Homebase zu sehen ist, eine erstklassige Wahl. Zu loben ist auch hier das Artwork: In diesem Fall von Armin List. Albumpräsi ist am 15. Juni im Wiener fluc. Rock, baby!

Rhein Main Magazin 7/2017

Tracker blasen dich um mit ihrem Noise-Art-Schweine-Rock, und zugleich stupsen sie dich sanft mit psychedelischer Schlagseite an. Fuzzboxen selbst zusammenlöten, komische Synth-Sounds ausprobieren, Unmengen von Krempel zusammentragen, und beim Jam im Proberaum eher einen Akkord weglassen, um sich dann doch de-tailverliebt zu zeigen. Zieh deine Proto-Punk-Lederjacke an, lass dich von staubiger Wüsten-Eleganz verzaubern und setz den Kurs Richtung Weltall. Kopfkino und Stadtflucht durch Lärm.